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Troietta

Troietta

Prima superiore, erano i primi di maggio, quarta ora di scuola. Franco si gira verso Michele, mio compagno di banco.
“Oh, allora: siamo io, te e Dario. Ok?”
“Si – rispose Michele – tutto a posto con i soldi?”
“Noi ce li abbiamo. Tu?”
Michele fece un cenno di assenso con la testa.
“Cosa state combinando?” chiesi io curioso prima che Franco si girasse.
“Niente” rispose Michele.
Franco mi guardò un po’ male e poi disse: “Vuoi venire anche tu? Ce li hai dieci euro?”
“Dieci euro? – risposi io – e per farci cosa?”
“In ricreazione andiamo dietro la scuola, dai due alberi. Se vuoi venire porta anche i dieci euro oppure non farti vedere. E… zitto!”
Rimasi perplesso. Non avranno mica avuto della droga? Decisi di andarci e casomai mi sarei defilato.

Al suono della campanella Franco e Michele scattarono in piedi. Michele mi prese per un braccio e quasi mi trascinò: “Sbrigati, non perdiamo tempo!”
Corremmo giù per le scale, uscimmo sull’atrio e andammo sempre correndo sul retro della scuola dove il prato diventava molto ampio. In fondo, a ridosso della rete di recinzione che dava sui campi, c’erano due cipressi molto vicini. Corremmo fino a portarci dietro ai due alberi. Avevo ormai capito che quei due alberi molto folti ci avrebbero fatto da copertura per non essere visti.
In un attimo arrivò anche lei, una nostra compagna di classe, una troietta bella e attraente. Passò dietro ai due alberi e vedendoci disse:
“Bene, siete già qui… quattro? Ma non eravate in tre?”
“Si, lui si è aggiunto” rispose Michele poggiandomi una mano sulla spalla.
“Bene, anzi, meglio – disse lei – i soldi ce li avete?”
Michele e Dario tirarono fuori dalle tasche i loro dieci euro. Io feci altrettanto. Franco passò a raccoglierli poi, davanti a lei estrasse dieci euro e poi altri cinque, li aggiunse insieme agli altri e glieli porse.
Lei sorrise vistosamente, prese i soldi e gentilmente ringraziò.
Infilati i soldi nella tasca dei jeans chiese: “Cosa devo fare?”
Franco intervenne: “Troietta, non fare domande stupide, procedi.”
Sempre sorridendo lei rispose tranquillamente: “Va bene.”
Tolse la maglietta. A quel tempo spopolavano le magliette corte con l’ombelico in vista. Rimase in reggiseno pochi secondi. Poi sbottonò i jeans e tolse anche quelli. I miei compagni già si lasciavano andare a versetti di apprezzamento.
“Volete che vada avanti?” chiese lei quasi con tono di sfida.
“Troietta, ti abbiamo pagata per questo!” rispose Dario quasi con cattiveria.
Slacciò il reggiseno e lo lasciò cadere. Penso che in quel momento strabuzzai gli occhi mentre i miei compagni le fecero un applauso. Aveva davvero un bel seno sodo e proporzionato al suo bel fisico. Lei cominciò à a strofinarsi i capezzoli ma i miei compagni, pur sommessamente, cominciarono ad intonare un coro da stadio: “Nuda!-Nuda!”
Non indugiò oltre e infilate due dita calò il perizoma che indossava. Io ero incredulo. L’aveva fatto davvero! Si girò più volte con fare da pornostar e si fece ammirare. Aveva una leggera peluria sul pube. Poi passò ad uno ad uno, ci baciò sulla bocca e ci portò una mano su una tetta o sulla figa.
Quando ebbe finito il giro domandò:
“Quanto manca?”
Franco guardò l’orologio e disse “Tre minuti.”

La troietta raccolse il reggiseno e se lo rimise. Infilò i pantaloni e poi la maglietta. Io notai che aveva lasciato a terra le mutandine. Lei le raccolse, si avvicinò a Franco e gliele mise sulla mano sinistra:
“Per te Franco. Un regalino extra visto che hai contribuito più degli altri!” e lo baciò con la lingua.
Quando ebbe finito ci guardò e disse:
“Ora è meglio andare… ma se volete per le prossime volte… per 20 euro ve lo succhio.”
Fece l’occhiolino e se ne andò lasciandoci non poco felici.